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La conoscenza dell’inglese è fondamentale, ma in Italia siamo tra gli ultimi in Europa

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14 Luglio 2020

Siamo abituati a sentir parlare dello spread economico, ma di rado si parla di uno spread con un impatto ancora più vasto sulla vita lavorativa di moltissimi italiani: quello tra i vari livelli di conoscenza dell’inglese in Europa.

I paesi europei con la più alta conoscenza di inglese

Secondo il rapporto annuale dell’EF EPI, l’ente che rileva la conoscenza dell’inglese in 88 paesi del mondo, l’Italia ha un livello medio di competenza, attestandosi in 34esima posizione a livello globale e in 26esima posizione nel continente europeo.

Ovviamente le nazioni che parlano meglio l’inglese sono quelle nordiche, come la Svezia, la Danimarca e la Norvegia, che oltre ad avere la più alta conoscenza di inglese in Europa sono anche in testa alla classifica mondiale.

Gli effetti della mancanza di conoscenza dell’inglese sull’economia

Non saper parlare l’inglese viene definito da molti un handicap, sia per l’incapacità di poter comunicare all’estero, sia per i limiti che pone in ambito lavorativo e imprenditoriale.

Un articolo del Sole 24 Ore afferma addirittura che le aziende che hanno un basso livello di inglese tra gli impiegati rischiano di guadagnare il 20% in meno rispetto alle concorrenti meglio internazionalizzate.

Come se non bastasse, l’inglese diventa particolarmente fondamentale per capitalizzare al meglio opportunità nei settori del turismo e del commercio online (e-commerce).

Senza parlare di quello che potrebbe fare persino un’azienda agricola se avesse la possibilità di comunicare e aprirsi con l’estero.

Leggi anche: 5 motivi per ottenere una certificazione di inglese

Perché in Italia non si riesce a imparare bene l’Inglese

Le cause per cui in Italia non si ha un’adeguata conoscenza dell’inglese sono molteplici.

Si va dalla mancata esposizione alla lingua nella vita quotidiana, dove tutto viene tradotto o doppiato, a un sistema di istruzione forse obsoleto ed eccessivamente incentrato sulla teoria.

A ciò si deve aggiungere che da noi non si ha una cultura molto orientata al bilinguismo, vedi le figuracce fatte da molti politici in Europa, da Rutelli a La Russa, passando per Renzi e Berlusconi.

La conoscenza dell’inglese nei paesi del nord

Di contro, in paesi come Danimarca o Svezia si adottano diverse strategie chiave, tra cui:

  • un focus iniziale sulle capacità di speaking nelle scuole,
  • esposizione quotidiana all’inglese sia all’interno che all’esterno dell’aula;
  • esposizione all’inglese nei media, in TV e nei giornali;
  • un’istruzione linguistica specifica per la carriera scelta negli ultimi anni di studio, che si tratti di scuola professionale o università.

Leggi anche: Imparare bene l’inglese ti può cambiare la vita

Il ruolo dell’Europa nella formazione linguistica

Per facilitare la mobilità e la collaborazione tra i vari paesi dell’Unione, l’Europa finanzia diversi progetti di formazione, sia per adulti che per bambini, in ambito scolastico (con i cosiddetti PON) e professionale.

Inoltre, attraverso il programma Erasmus+, l’UE sostiene singole persone, organizzazioni e la riforma delle politiche in questo campo erogando finanziamenti, strumenti e risorse intesi a favorire:

  • attività di studio, formazione e perfezionamento per studenti, tirocinanti e docenti all’estero
  • soggiorni all’estero per giovani ed educatori
  • l’avvio di partnership per l’innovazione nel campo dell’istruzione, della formazione e della gioventù
  • lo scambio di conoscenze e la riforma delle politiche al fine di sostenere la crescita, l’occupazione, l’equità e l’integrazione in Europa.

Come si può migliorare la propria conoscenza dell’inglese

Visto che il sistema di istruzione italiano non riesce a offrire dei corsi efficaci per l’apprendimento delle lingue, non rimane che usare metodi alternativi per imparare.

Di sicuro sfruttare le offerte formative europee è un’ottima opportunità per chi è ancora a scuola.

Per chi, però, non avesse accesso a corsi finanziati da governi o aziende non resta altro che fare da soli quello che si fa già nei paesi nordici dove l’inglese è praticamente la seconda lingua nazionale:

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